Ypogeo/Υπόγειον

sabato 14 settembre 2024

Εφιάλτης


 




Ο Εφιάλτης

Soffiava un vento forte, vento da nord, gelido e freddo.

Dava voce agli alberi, alle porte, alle finestre, alle case.

Case senza uomini, vuote e deserte, sospiri di silenzio.

Piene di ombre e di memorie, di fantasmi vissuti.

Piene di cose che furono, usate e vissute.

Piene di voci sentite e perse per sempre nel tempo.

Il Pianto di un bambino appena nato!

Vento da nord, forte e freddo, soffia gelido.

Portava voci di anime perse nella nebbia del tempo.

Parlava con la voce di chi non può parlare più.

Il vento mi faceva dondolare tra sogno e realtà,

tra essere e non essere, tra gioia e dolore,

tra il mondo delle pietre e quello dello spirito.

Vento da nord, forte e freddo e gelido.

I segni sulla porta erano rossi, molto vecchi.

Rossi di sangue, grandi cerchi colorati, erano,

orizzonti blu, stelle dell’universo fiammanti,

infinite teorie di cipressi, come candele accese.

Un vecchio, con la barba bianca, bianchissima,

con il vecchio bastone nodoso tra le mani,

asciutte e nodose, davanti al fuoco acceso,

batteva il tempo, cantando e salmodiando.

Con il bastone batteva il tempo e mormorava.

Uno, due, tre, uno, due, tre, uno due tre...

Il tempo gli sfuggiva tra le mani, come un respiro,

come l'acqua della sorgente tra le mani!

Come un orologio nel silenzio della notte.

Tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic tac

Poi, verso l'alba, mi sono perso nei meandri del sogno.

Lentamente, varcata la antica porta, segnata,

sono entrato nel regno della mia realtà.

Infinito, beffardo, sfuggente, senza orizzonte,

Il Regno amaro della Vita non vissuta...

γ.σ.δ


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