Ο φθόνος τῶν θεῶν
(L'invidia degli Dei)
Vecchio, la barba bianca, i cappelli bianchi,
Seduto all’ombra di un muro bianco, bianco di calce.
Una coppa di vino rosso, tra le mani.
Solo!
Di fronte,
la vecchia chiesa,
il vecchio campanile.
Con bifore e trifore,
di pietra lavorata,
bello e antico.
Oltre il campanile, il mare, spunta a macchie, tra i vicoli.
Ridente e pieno di rabbia, di profumi e di sale.
Intorno alla testa bianca, intrecci di nuvole,
pensieri e memorie, cavalcate sulle onde dei mari,
odori e profumi di terre lontane...
Di porti, di donne, di spezie profumate.
Silenzio!
Ora Solo il vento parla, forte.
La rabbia del cielo si scatena, improvvisa e inattesa.
Tremendo e roboante, porta via il campanile, un fulmine,
Ora solo fuochi e fiamme, ammasso di ruderi.
Ora solo cumulo di pietre antiche e polvere.
L’ultimo suono delle campane, suona sul nulla,
con un tonfo assordante, un logoro pianto.
Il Vecchio guarda, in silenzio, non parla.
Beve vino rosso, guarda e ride, ride forte.
Ha voglia di ballare, ma è troppo vecchio!
Dal cielo, con altri fulmini, piomba forte e odiosa,
la Voce di Zeus padre.
Vecchio mortale, urla!
Non hai paura?
Al tuo funerale, cosa suoneranno ora?
Il Vecchio ride e beve vino rosso.
Zeus Padre, tu esisti perché io esisto!
Zeus, non sono geloso della tua gloria, del tuo potere.
Di noi mortali, tu, invidioso sei !
Soffri, perché, io Vecchio, seduto qui, bevo vino rosso,
e penso e ricordo e rido di te!
Hai distrutto il campanile?
Bene, nessuno suonerà più le campane.
Nemmeno alla mia morte!
Il Vecchio ride e beve vino rosso.
g.s.d. - o Perastikòs


