Ypogeo/Υπόγειον

domenica 29 settembre 2024

 Ο φθόνος τῶν θεῶν

(L'invidia degli Dei)


Vecchio, la barba bianca, i cappelli bianchi,

Seduto all’ombra di un muro bianco, bianco di calce.

Una coppa di vino rosso, tra le mani.

Solo!

Di fronte,

la vecchia chiesa,

il vecchio campanile.

Con bifore e trifore,

di pietra lavorata,

bello e antico.

Oltre il campanile, il mare, spunta a macchie, tra i vicoli.

Ridente e pieno di rabbia, di profumi e di sale.

Intorno alla testa bianca, intrecci di nuvole,

pensieri e memorie, cavalcate sulle onde dei mari,

odori e profumi di terre lontane...

Di porti, di donne, di spezie profumate.

Silenzio!

Ora Solo il vento parla, forte.

La rabbia del cielo si scatena, improvvisa e inattesa.

Tremendo e roboante, porta via il campanile, un fulmine,

Ora solo fuochi e fiamme, ammasso di ruderi.

Ora solo cumulo di pietre antiche e polvere.

L’ultimo suono delle campane, suona sul nulla,

con un tonfo assordante, un logoro pianto.

Il Vecchio guarda, in silenzio, non parla.

Beve vino rosso, guarda e ride, ride forte.

Ha voglia di ballare, ma è troppo vecchio!

Dal cielo, con altri fulmini, piomba forte e odiosa,

la Voce di Zeus padre.

Vecchio mortale, urla!

Non hai paura?

Al tuo funerale, cosa suoneranno ora?

Il Vecchio ride e beve vino rosso.

Zeus Padre, tu esisti perché io esisto!

Zeus, non sono geloso della tua gloria, del tuo potere.

Di noi mortali, tu, invidioso sei !

Soffri, perché, io Vecchio, seduto qui, bevo vino rosso,

e penso e ricordo e rido di te!

Hai distrutto il campanile?

Bene, nessuno suonerà più le campane.

Nemmeno alla mia morte!

Il Vecchio ride e beve vino rosso.

g.s.d. - o Perastikòs



domenica 22 settembre 2024


Μεταμόρφωσις 

Anime perse sono, i sentimenti, di noi umani,

nuvole grigie vittime e prede di venti corsari.

Come le onde del Mare parlante assordano.

Dalla Ragione portano via i sentimenti umani!

Generano vuoti di memoria infiniti e buie spelonche.

Soffocano la fantasia positiva e il pensiero nobile.

È pericoloso giocare con le onde dei sentimenti,

diventano tempeste soffocanti e distruttive!

Dolore e rabbia intrecciano reti senza fine e

i tamburi di pioggia non bastano a fermare le lacrime!

Gialle sono, oramai, le foglie degli alberi antichi

Cadono svolazzando nell'aria, quasi allegre.

Riempiono le strade, tappeti di colori astratti,

Il vento le trascina via, cantando vecchie parole.

Il silenzio finisce tra i nudi nodosi rami degli alberi...

Beffardi ridono e aspettano la primavera, loro.

Quando i sogni diventano nuvole, anche se belle,

arriva sempre il Vento e le porta via, lontano,

oltre l'orizzonte umano visibile e conosciuto,

ma spesso nemmeno immaginabile...

Bevete pure, se volete, ma riflettete, veramente,

se è più importante la Coppa di Legno

o la Trama della Vita depositata al suo interno...

γσδ

sabato 14 settembre 2024

Εφιάλτης


 




Ο Εφιάλτης

Soffiava un vento forte, vento da nord, gelido e freddo.

Dava voce agli alberi, alle porte, alle finestre, alle case.

Case senza uomini, vuote e deserte, sospiri di silenzio.

Piene di ombre e di memorie, di fantasmi vissuti.

Piene di cose che furono, usate e vissute.

Piene di voci sentite e perse per sempre nel tempo.

Il Pianto di un bambino appena nato!

Vento da nord, forte e freddo, soffia gelido.

Portava voci di anime perse nella nebbia del tempo.

Parlava con la voce di chi non può parlare più.

Il vento mi faceva dondolare tra sogno e realtà,

tra essere e non essere, tra gioia e dolore,

tra il mondo delle pietre e quello dello spirito.

Vento da nord, forte e freddo e gelido.

I segni sulla porta erano rossi, molto vecchi.

Rossi di sangue, grandi cerchi colorati, erano,

orizzonti blu, stelle dell’universo fiammanti,

infinite teorie di cipressi, come candele accese.

Un vecchio, con la barba bianca, bianchissima,

con il vecchio bastone nodoso tra le mani,

asciutte e nodose, davanti al fuoco acceso,

batteva il tempo, cantando e salmodiando.

Con il bastone batteva il tempo e mormorava.

Uno, due, tre, uno, due, tre, uno due tre...

Il tempo gli sfuggiva tra le mani, come un respiro,

come l'acqua della sorgente tra le mani!

Come un orologio nel silenzio della notte.

Tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic tac

Poi, verso l'alba, mi sono perso nei meandri del sogno.

Lentamente, varcata la antica porta, segnata,

sono entrato nel regno della mia realtà.

Infinito, beffardo, sfuggente, senza orizzonte,

Il Regno amaro della Vita non vissuta...

γ.σ.δ